Ed io, che queste giornate le vorrei passare da innamorata, scopro che sbaglio anche soltanto a pensarla una cosa del genere.
Significherebbe che non so stare da sola e che non basto alla mia felicità, il che dovrebbe dirla lunga su che razza di persona sono. Sento un vuoto che non dovrei sentire, una mancanza che non dovrei provare, uno spazio che non ci dovrebbe essere. Le persone sane sono piene fino all'orlo di qualcosa, non so di che si tratti, solido, liquido, spirituale, probabilmente c'è anche un po' di neve finta in sospensione, che se le scuoti gliela vedi scendere dietro le palle degli occhi, insieme a uno sguardo muto di somma beatitudine. Le persone sane sono graziosissimi gingilli.
Le persone malate, invece, se le scuoti fanno un terribile fracasso, con tutti quei pezzetti staccati che cozzano dentro al vuoto, rischi pure di farti male. Le persone malate possono ferire, meglio tenersi alla larga.
Ed io, che vorrei amare, scopro che non sono meglio di chi beve per dimenticare, di chi compra per accumulare, di chi inganna se stesso per vivere.
Non mi piace pubblicare musica in due post consecutivi - fatti miei - ma ho avuto questa canzone in testa per tutto il giorno - parole che ne hanno chiamate in causa altre - e la devo appoggiare da qualche parte prima d'andare a dormire o la ritroverò sparsa ovunque nel letto. Provateci voi a prendere sonno con una canzone dai piedi freddi come unica compagnia.
I Can't Go On, I'll Go On, per inciso, è un capolavoro di titolo per l'album. Sublime rappresentazione di certi - non infrequenti - stadi dell'esistere.
E i suoi labbri, un poco screpolati dal freddo, somigliavano a certi frutticini rossi (sempre un poco rosicchiati dagli scoiattoli, o dai conigli selvatici), che crescono a Vivara.
Ho scritto a mente un intero post mentre mangiavo la cena, uno di quei pezzi particolarmente ispirati e profondamente intuitivi, e adesso non ricordo più nemmeno l'argomento. Avrei dovuto appuntarmelo in salsa verde su carta di tovagliolo, ma ormai è tardi per farsi venire certe idee.
Conobbi qualcuno così, col potere d'essere invisibile quando voleva, e anche quando non voleva a dire il vero (ma è pur sempre un potere, no? Non vogliamo essere troppo fiscali).
E c'è un intero album dei Melodium per persone del genere, ...for invisible people.
For you.
Quante scene restano immortalate dalle telecamere di sicurezza delle città! Scopro adesso una pubblicità della Coca Cola piuttosto toccante (lo ammetto, talvolta mi lascio contagiare anch'io da certi buoni sentimenti, vedete voi se riuscite a resistere). Trovata efficacissima.
Non sono una grande fan dell'animazione e del fumetto giapponesi, soprattutto considerando che ci sono folti gruppi di persone che vanno giù di testa per manga e affini. Certo non posso parlare da esperta, ma il poco che ho visto mi è sempre sembrato piuttosto distante dal mio gusto estetico: pur riconoscendo la maestria di certi disegni mi lasciano abbastanza indifferente e di conseguenza finisco per non interessarmi nemmeno alle storie ad essi connesse.
Per questo è con riluttanza che mi sono convinta a guardare i lavori di Miyazaki (e soltanto per onorare tutte le recensioni entusiastiche sul suo conto), e devo ammettere d'esserne rimasta piacevolmente colpita. Mi riferisco in particolare a La città incantata meritevole almeno di una visione per la bellezza dei personaggi e il piacere con cui, di fronte a certe trovate sceniche e narrative, ho riscoperto un'estasi bambina. Forse un po' debole sul finale, ma è una pecca che gli si può concedere. Per il resto incantata e incantevole.