Tizia vorrebbe una casa in cui le persone non si arrabbino per un'inezia e poi si mettano a urlare e continuino a urlare e continuino a non accorgersi di aver commesso un errore e continuino a non capire nulla, mai. Tizia vuole qualcuno che non gridi e che ogni tanto chieda scusa e che non la faccia sentire sempre così male, così in colpa, così sbagliata, così cattiva. Qualcuno che la ascolti senza essere assurdo.
Vuole scappare. Ma è circondata da sei miliardi di persone e non sa che direzione prendere. Non fugge da se stessa, sono gli altri che la spaventano.
L'enfer, c'est les autres.
30 novembre 2010
29 novembre 2010
28 novembre 2010
And if the snow buries my neighborhood
Qualcosa non sta funzionando bene, non so dove sia accaduto, ma di solito è nella mia testa che le cose si storgono. Ci devono essere corridoi troppo stretti là dentro. Corridoi che nessuno oserebbe percorrere.
Ha nevicato tutto il giorno e vorrei avere tunnel da scavare, ma non c'è nessuna finestra dall'altra parte.
E questa canzone è un'estasi.
And if the snow buries my,
my neighborhood.
And if my parents are crying
then I’ll dig a tunnel
from my window to yours,
yeah a tunnel from my window to yours.
You climb out the chimney
and meet me in the middle,
the middle of town.
And since there’s no one else around,
we let our hair grow long
and forget all we used to know,
then our skin gets thicker
from living out in the snow.
You change all the lead
sleepin’ in my head,
as the day grows dim
I hear you sing a golden hymn.
Then we tried to name our babies,
but we forgot all the names that,
the names we used to know.
But sometimes, we remember our bedrooms,
and our parent’s bedrooms,
and the bedrooms of our friends.
Then we think of our parents,
well what ever happened to them?!
You change all the lead
sleepin’ in my head to gold,
as the day grows dim,
I hear you sing a golden hymn,
the song I’ve been trying to say.
Purify the colors, purify my mind.
Purify the colors, purify my mind,
and spread the ashes of the colors
over this heart of mine!
(Arcade Fire, Neighborhood # 1 (Tunnels))
Ha nevicato tutto il giorno e vorrei avere tunnel da scavare, ma non c'è nessuna finestra dall'altra parte.
E questa canzone è un'estasi.
And if the snow buries my,
my neighborhood.
And if my parents are crying
then I’ll dig a tunnel
from my window to yours,
yeah a tunnel from my window to yours.
You climb out the chimney
and meet me in the middle,
the middle of town.
And since there’s no one else around,
we let our hair grow long
and forget all we used to know,
then our skin gets thicker
from living out in the snow.
You change all the lead
sleepin’ in my head,
as the day grows dim
I hear you sing a golden hymn.
Then we tried to name our babies,
but we forgot all the names that,
the names we used to know.
But sometimes, we remember our bedrooms,
and our parent’s bedrooms,
and the bedrooms of our friends.
Then we think of our parents,
well what ever happened to them?!
You change all the lead
sleepin’ in my head to gold,
as the day grows dim,
I hear you sing a golden hymn,
the song I’ve been trying to say.
Purify the colors, purify my mind.
Purify the colors, purify my mind,
and spread the ashes of the colors
over this heart of mine!
(Arcade Fire, Neighborhood # 1 (Tunnels))
Fenomeni meteo-ipnotici
Non riesco a evitarlo, quando nevica metà della giornata passa con me che guardo fuori dalla finestra. Pertanto oggi addio studio.
Credo sia un fenomeno che travalica la semplice bellezza del fatto in sè. E' il moto che mi incanta. Quell'immenso cadere. Allora avviene qualcosa di strano, i pensieri rallentano, la cinesi è trasferita all'esterno, i fiocchi precipitano e la mia mente è immobile, calmissima. Come a volte dalla macchina guardare scorrere la linea mediana della strada-------------------- - - - - - - - - ----------------------- - - - - -
Anyway... c'è anche un po' di malinconia oggi nell'aria oltre alla neve.
Girl in the snow, where will you go
To find someone that will do?
To tell someone all the truth before it kills you
(Belle and Sebastian, Fox in the snow)
Credo sia un fenomeno che travalica la semplice bellezza del fatto in sè. E' il moto che mi incanta. Quell'immenso cadere. Allora avviene qualcosa di strano, i pensieri rallentano, la cinesi è trasferita all'esterno, i fiocchi precipitano e la mia mente è immobile, calmissima. Come a volte dalla macchina guardare scorrere la linea mediana della strada-------------------- - - - - - - - - ----------------------- - - - - -
Anyway... c'è anche un po' di malinconia oggi nell'aria oltre alla neve.
Girl in the snow, where will you go
To find someone that will do?
To tell someone all the truth before it kills you
(Belle and Sebastian, Fox in the snow)
27 novembre 2010
Cosa fare se vi annoiate tra l'11 dicembre e il 21 gennaio
http://www.vaca.it/pagine/lmmv_it/lmmv_home.htm
Andateci se potete. Io sono veramente curiosa e non ho intenzione di lasciarmela sfuggire quindi si prospetta una bella gita pre-natalizia con annesso pranzo luculliano e giretto digestivo nei dintorni.
Tra l'altro a mi è venuta pure una gran voglia di partecipare. Chissà chissà...
Andateci se potete. Io sono veramente curiosa e non ho intenzione di lasciarmela sfuggire quindi si prospetta una bella gita pre-natalizia con annesso pranzo luculliano e giretto digestivo nei dintorni.
Tra l'altro a mi è venuta pure una gran voglia di partecipare. Chissà chissà...
Stupito di che?
Mela di innaturale bellezza, terribilmente accesa, piccola, levigata. Incantevole gingillo da bambola o prodotto di malie stregonesche? Fruttino fiabesco ti crederei artificiale se la mia mano non ti avesse staccato dall'albero. In fondo però tu resti soltanto una mela. Domando allora: cos'è questa meraviglia che a volte mi prende? e penso al Gozzano.
[...]
E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino...
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino...
Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani:
ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani..
P.S. Purtroppo la fotografia non rende giustizia alla realtà. Credetemi.
26 novembre 2010
Tizio Incognito
Volevamo postare una canzone, ma una curiosa circostanza ci costringe a mutare programmazione.
Al suo posto trasmettiamo invece uno spassoso spezzone tratto dalla serie televisiva I Simpson.
Ebbene sì miei cari lettori (spettatori) (ascoltatori) (osservatori) (cliccatori casuali) a Voi qui e ora verrà illustrata la mitologica genesi di Tizia In Incognito.
Un istante per conferire solennità al momento.
Ancora un attimo...
Shhhhh.
Ok cominciamo.
Al suo posto trasmettiamo invece uno spassoso spezzone tratto dalla serie televisiva I Simpson.
Ebbene sì miei cari lettori (spettatori) (ascoltatori) (osservatori) (cliccatori casuali) a Voi qui e ora verrà illustrata la mitologica genesi di Tizia In Incognito.
Un istante per conferire solennità al momento.
Ancora un attimo...
Shhhhh.
Ok cominciamo.
25 novembre 2010
DFW
[...] come gli fosse sempre sembrato il tipo che fa colpo e che è sempre a suo agio nel mondo, una persona vera e vitale e non quell'ombra o parvenza di persona titubante, pateticamente impacciata che David Wallace sapeva di essere all'epoca. Il tipo baciato dalla fortuna che viaggia sulla corsia preferenziale e che, nella migliore tradizione umana, David Wallace aveva all'epoca immaginato come felice e irriflessivo e per nulla ossessionato da voci che gli insinuavano che in lui c'era qualcosa di profondamente sbagliato che non c'era in nessun altro e che doveva sprecare tutte le sue energie e tutto il suo tempo nel tentativo di capire cosa fare e cosa dire per passare per un maschio americano anche solo marginalmente normale o accettabile
(David Foster Wallace, Oblio)
Ho letto la pagina e mi sono commossa. Lì sull'autobus, in mezzo alla gente.
Per me è così facile amare quest'uomo.
Mi rammarico veramente di non avere parole migliori per dirlo.
(David Foster Wallace, Oblio)
Ho letto la pagina e mi sono commossa. Lì sull'autobus, in mezzo alla gente.
Per me è così facile amare quest'uomo.
Mi rammarico veramente di non avere parole migliori per dirlo.
24 novembre 2010
Sgocciolio
Come nella seppia, o nel calamaro, c'è una piccola sacca tra le mie viscere, una sacca con dentro un dolore scuro e denso.
Per un certo periodo quella vescica si è andata ingrossando, ma per quanto crescesse era pur sempre circoscritta, separata dal resto. Esisteva, ma c'era anche qualcosa di diverso da essa.
Ora tutto è sporco. Ora la sacca si è rotta riversando ovunque il suo cieco contenuto, avvelenandomi l'anima.
C'è stato un giorno in cui ho scritto questo pensiero. In verità ce ne sono stati numerosi, di giorni e di pensieri. Molti si assomigliano e inizio a confonderli.
La scatola del pianto. Giro la testa e le lacrime ricominciano a uscire, come quei cilindri di metallo col suono della mucca dentro, se li capovolgi. Ecco, in questo momento nella mia testa ci dev'essere un aggeggio del genere. Però emette lacrime al posto di muggiti.
Giorni di un passato non troppo lontano. Tutt'altro che dimenticato, ancora non superato. Però io oggi mi sento meglio e mi sentivo meglio ieri e il giorno prima e per farla breve è da un po' che semplicemente ho smesso di soffrire. Certo c'è da dire che questo "da un po'" coincide con l'aumento delle gocce. Gocce, non importa quali. Gocce per stare sereni, gocce per vivere alla grande, gocce che risolvono i problemi, gocce che mentre puliscono il pavimento ti versano una tazza di caffè e sussurrano ti voglio bene.
E io ricambio con dolci parole accarezzando la boccetta. Io, finalmente, nevrotica schizoide depressa farmaco-dipendente. Quello che sono.
Per un certo periodo quella vescica si è andata ingrossando, ma per quanto crescesse era pur sempre circoscritta, separata dal resto. Esisteva, ma c'era anche qualcosa di diverso da essa.
Ora tutto è sporco. Ora la sacca si è rotta riversando ovunque il suo cieco contenuto, avvelenandomi l'anima.
C'è stato un giorno in cui ho scritto questo pensiero. In verità ce ne sono stati numerosi, di giorni e di pensieri. Molti si assomigliano e inizio a confonderli.
La scatola del pianto. Giro la testa e le lacrime ricominciano a uscire, come quei cilindri di metallo col suono della mucca dentro, se li capovolgi. Ecco, in questo momento nella mia testa ci dev'essere un aggeggio del genere. Però emette lacrime al posto di muggiti.
Giorni di un passato non troppo lontano. Tutt'altro che dimenticato, ancora non superato. Però io oggi mi sento meglio e mi sentivo meglio ieri e il giorno prima e per farla breve è da un po' che semplicemente ho smesso di soffrire. Certo c'è da dire che questo "da un po'" coincide con l'aumento delle gocce. Gocce, non importa quali. Gocce per stare sereni, gocce per vivere alla grande, gocce che risolvono i problemi, gocce che mentre puliscono il pavimento ti versano una tazza di caffè e sussurrano ti voglio bene.
E io ricambio con dolci parole accarezzando la boccetta. Io, finalmente, nevrotica schizoide depressa farmaco-dipendente. Quello che sono.
23 novembre 2010
Nelle isole di Aran
Away from this life
Come wander with me
(British Sea Power, Come wander with me)
Come wander with me
(British Sea Power, Come wander with me)
L'arte della decadenza
Je suis l'Empire à la fin de la décadence,
Qui regarde passer les grands Barbares blancs
En composant des acrostiches indolents
D'un style d'or où la langueur du soleil danse.
Sono l'Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti in uno stile d'oro dove danza
il languore del sole.
(Paul Verlaine, Languore)
Questi versi, letti un tempo sui banchi di scuola, mi affascinarono a tal punto da non averli più dimenticati. Riemergono ogni tanto col riaffiorare di certi stati d'animo.
Ad oggi non conosco nulla di più grandioso, nulla di più sublime di quell'impero indifferente di fronte al suo stesso disfacimento. Nessun affanno turba la sua immobilità, consapevole e immenso osservatore, poi dandy distratto e raffinato che accenna giochi di parole, un po' annoiato invero, mentre orde di barbari calpestano le sue rovine. Al pari del quadro visivo adoro quello uditivo. Tutto il secondo verso riecheggia del rumore degli zoccoli, delle grida della battaglia (meravigliosa cadenza di quel raggrumarsi di r, di g, di b) per poi scivolare nel sussurro dell'immagine successiva (quieto torpore delle s, delle l) che quasi deposita un polvere preziosa sulle macerie ormai fatte d'oro e di sole.
E allora venite pure barbari, venite giornate tristi, venite corruzione e morte.
Io sono l'Impero.
Qui regarde passer les grands Barbares blancs
En composant des acrostiches indolents
D'un style d'or où la langueur du soleil danse.
Sono l'Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti in uno stile d'oro dove danza
il languore del sole.
(Paul Verlaine, Languore)
Questi versi, letti un tempo sui banchi di scuola, mi affascinarono a tal punto da non averli più dimenticati. Riemergono ogni tanto col riaffiorare di certi stati d'animo.
Ad oggi non conosco nulla di più grandioso, nulla di più sublime di quell'impero indifferente di fronte al suo stesso disfacimento. Nessun affanno turba la sua immobilità, consapevole e immenso osservatore, poi dandy distratto e raffinato che accenna giochi di parole, un po' annoiato invero, mentre orde di barbari calpestano le sue rovine. Al pari del quadro visivo adoro quello uditivo. Tutto il secondo verso riecheggia del rumore degli zoccoli, delle grida della battaglia (meravigliosa cadenza di quel raggrumarsi di r, di g, di b) per poi scivolare nel sussurro dell'immagine successiva (quieto torpore delle s, delle l) che quasi deposita un polvere preziosa sulle macerie ormai fatte d'oro e di sole.
E allora venite pure barbari, venite giornate tristi, venite corruzione e morte.
Io sono l'Impero.
22 novembre 2010
21 novembre 2010
Sweet sweet sweet
Sento d'affogare nella melassa e il bello è che non ricordo nemmeno cosa sia, esattamente, la melassa.
Però mi dà l'idea di un qualcosa che se ci cadi dentro poi non ne esci più.
Letale. Chiedete a una mosca.
Però mi dà l'idea di un qualcosa che se ci cadi dentro poi non ne esci più.
Letale. Chiedete a una mosca.
20 novembre 2010
Disperazioni apparenti e consolazioni segrete
Negare la successione temporale, negare l'io, negare l'universo astronomico, sono disperazioni apparenti e consolazioni segrete. Il nostro destino (a differenza dell'inferno di Swedenborg e dell'inferno della mitologia tibetana) non è spaventoso perché irreale; è spaventoso perché è irreversibile e di ferro. Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io, disgraziatamente, sono Borges.
(Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni)
E io, che disgraziatamente nemmeno sono Borges, immaginate come mi posso sentire.
(Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni)
E io, che disgraziatamente nemmeno sono Borges, immaginate come mi posso sentire.
Chiedo al regista di mettermi alla prova
Vorrei cambiare personaggio per un po'. Sarei brava, ho studiato la parte.
Lui piange per me e io rispondo:
It’s out of my control
I ain't got no soul
(Rumble Strips, No soul )
Lui piange per me e io rispondo:
It’s out of my control
I ain't got no soul
(Rumble Strips, No soul )
19 novembre 2010
18 novembre 2010
Impostore
Conosci già la differenza tra l'ammontare e la velocità di tutto quello che ti balena dentro e quella parte infinitesimale e inadeguata che riusciresti a comunicare. Come se dentro di te ci fosse questa enorme stanza piena si direbbe di tutto quello che prima o poi è presente nell'universo e invece le uniche parti che ne emergono devono in qualche modo essere spremute attraverso uno di quei piccolissimi buchi della serratura che si vedono sotto il pomello delle vecchie porte. Come se cercassimo di vederci fra di noi attraverso quei minuscoli buchi... tutti gli infiniti frattali di collegamento ripiegati su se stessi e le armonie di voci diverse, le infinità che non puoi mai mostrare a un'altra anima. E tu pensi che faccia di te un impostore, quella minima frazione che agli altri è dato di scorgere? Certo, sei un impostore, certo, quello che gli altri vedono non sei mai tu. E tu certo lo sai, e tu certo cercherai di manovrare quella parte che vedono se sai che è solo una parte. Chi non lo farebbe? Si chiama libero arbitrio, caro il mio Sherlock. Ma ecco al tempo stesso perché fa così bene crollare e mettersi a piangere davanti agli altri, o a ridere, o a parlare strane lingue, o a salmodiare in bengali - non si tratta più di una lingua, né di spremersi per passare attraverso un buco.
Perciò piangi pure quanto ti pare, non lo dirò a nessuno.
(David Foster Wallace, Oblio)
Perciò piangi pure quanto ti pare, non lo dirò a nessuno.
(David Foster Wallace, Oblio)
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