5 marzo 2011

Libri mai visti: work in progress

Sarà passato un mese ormai da quella sera in cui mi sono seduta alla scrivania con una rivista e un taglierino e ho incominciato a scavare nella carta. Cut cut cut... l'idea era di aprire pozzi dal fondo dei quali veder emergere immagini e parole sepolte, suggerendo in questo modo nuove relazioni tra le cose. Cut cut cut... scovare il racconto nascosto sotto decine di strati di cellulosa. Cut cut cut... una miniera di segreti.

I miei tentativi si sono arenati presto di fronte alla lama che non tagliava, agli strappi nella carta, all'impossibilità d'ottenere contorni precisi. Questo è il risultato, solo un abbozzo. Un'imperfetta imitazione dell'Idea.


Oggi mi sono imbattuta per caso in colui che all'Idea, invece, ha saputo dare forma in maniera eccezionale. Cercate le opere di Brian Dettmer su internet e capirete cosa intendo.
Non che voglia paragonarmi a lui. I suoi libri sono un mirabile esercizio di pazienza, abilità e fantasia. Ricordano complessi modelli anatomici, sezioni di organi, e più in generale strutture interne, sia che si tratti degli intricati meccanismi di un mondo inanimato, o dei cuori minerali delle pietre.

La mia idea non era male dunque (mitico!), ma non era originale (d'oh!) e ora non so più come comportarmi. Continuare, cercando di ignorare i capolavori di Brian? O lasciar perdere, sacrificando l'intuizione iniziale? Come al solito scontrarmi con l'eccellenza altrui mi lascia sempre un po' afflitta. Nascono domande. Fioriscono dubbi.

2 marzo 2011

I'm the dog that ate your birthday cake

Sapete quel genere di umore che infila in bocca canzoni serene, con strofe che sono tutte un sorridere alla vita?
Ecco, magari sei lì che guidi, chiuso nella tua macchina, sulla strada che avrai fatto un migliaio di volte, e senti qualcuno cantare queste parole: "...it's a wonderful life..." con una melodia che conosci, ma di cui non ricordi nulla di preciso, e una voce che riconosci, perché è la tua.
It's a wonderful life... seguiti a intonare con maggiore entusiasmo, diamine forse lo è davvero, sei pronto a crederlo, almeno per questa volta.
E appena arrivato a casa cerchi la canzone, e la trovi.
E trovi l'autore.
E scopri che chi l'ha scritta è morto il 6 marzo di un anno fa. Suicida.




(Sparklehorse - It's a wonderful life)

1 marzo 2011

fitter, healthier and more productive
a pig
in a cage
on antibiotics.





(Radiohead, Fitter Happier)

27 febbraio 2011

S (ussurri)

Ti ho perso sul serio, vero?
Non so perché soltanto adesso, per la prima volta, questa non mi sembri una bugia. Forse l'aria è davvero satura di sussurri che di continuo suggeriscono il corso dei nostri pensieri. Soprattutto al calar della sera.
Disse il corvo: "Mai più".

25 febbraio 2011

I know what I am

Dal momento che la Mary me ne ha parlato così bene ho deciso di fare due chiacchiere con Cleverbot.
Dopo poche battute il simpatico aggeggio mi ha domandato se sono Dio, e non c'è stato verso di dissuaderlo del contrario, poi abbiamo disquisito sull'inferno - roba filosofica eh - e devo ammettere che il cosobot iniziava a conquistarmi con la sua arguzia. Sarà pure un ammasso di circuiti, mi sono detta, ma le sue conoscenze gli derivano pur sempre dalla gente, insomma una radice d'umanità la possiede anche lui, anzi una summa di umanità, se così si può definire. Potevo quasi sentire l'affetto di migliaia di persone nascosto dietro a quelle sue piccole frasi scoordinate, la saggezza, e il conforto tradotti in linguaggio binario.
Poi il coso mi ha detto questo:

You are a mistake.

...

Ecco, ora ne ho la conferma definitiva.

24 febbraio 2011

A privat film

La meta della vita, il senso, lo scopo, chiamatelo futuro, chiamatelo come più vi piace. Se mi soffermo a riflettervi sopra appare, proiettata sullo schermo della mente, una miriade di immagini, rappresentazioni, filmati, diorami e tableau vivant.
Alcuni molto simili a questo:



Follia, amore, e un campo di girasoli.
Sta a me renderlo possibile.

(Da Gatto nero gatto bianco)

23 febbraio 2011

Roses

...a final dance

21 febbraio 2011

Piccola Pietroburgo

Per celebrare l'avvenuto incontro con un altro estimatore degli Offlaga (si sono viste le nuvole di cuoricini sprizzare su su verso il cielo?), posto una delle mie canzoni preferite (tra quelle dell'album Socialismo Tascabile), con quell'apertura sul finale da far venire i brividi, e la loro consueta intelligenza verbale che tocca una delle vette più alte.
Se questa non è poesia:

Vicino a Reggio Emilia, in Italia,
travolta da insolito disgusto
una scura statua del compagno Lenin
ha pianto lacrime bianche
come le navi del porto
di Arcangelo


Verrebbe voglia di imbastirci sopra un'analisi stilistica, ma non è il caso di mettersi a fare la lezione, a chi saprà apprezzarla parrà già un'evidenza così, gli altri del resto non mi interessa convertirli.

20 febbraio 2011

Ho fatto una gaffe?

Non si stava parlando di ciccioni, la mia battuta non sarebbe suonata offensiva a un ciccione, non credo nemmeno che tutti i ciccioni siano sgradevoli.
Tuttavia mi domando se il mio uso del termine "cicciona" non sia sembrato irrispettoso alle orecchie della cicciona con cui stavo conversando (sebbene non fosse riferito a lei in alcun modo).
Avrei dovuto servirmi di un qualche giro di parole edulcorato? Diversamente magra? Boteriana? Ma in questo modo non avrei finito per sottolineare ancora di più il concetto? E poi la mia libertà linguistica non dimostra forse che io nemmeno ci stavo pensando d'avere di fronte una cicciona? Basta questo a scagionarmi?
O forse il fatto di scrivere un post al riguardo dimostra senza ombra di dubbio che sono una cicciofobica, altrimenti non starei qui a rifletterci?

Che poi io mi preoccupo, ma è noto a tutti che i ciccioni sono persone simpatiche e autoironiche, pertanto ogni ciccione a cui porrei la questione sicuramente mi risponderebbe con una grassa risata... grassissima... ops, grasso si può dire?

18 febbraio 2011

If You Were Alien

Dove sarà il mio martian man? Quando potrò lasciare il mondo a bordo del suo razzo, e coccolarlo con torte alla banana? ...just we two.

And steer clear of the ones ruled by apes.
Sha la la la la la la la la, sha la la la la la la




Here is your alien girl


(incantevole il video)
 

17 febbraio 2011

Momenti di blank

Come cancellare una parola col bianchetto.
Aspettare che il foglio si asciughi.
Correggerla.
E accorgersi d'avere riscritto la stessa parola di prima.

Questo sì che è imparare dai propri errori.

16 febbraio 2011

Creazioni di una mente pericolosa

Ora che vi ho avviluppato nei recessi più bui della mia psiche (tenendo celate ancora molte parti si intende, come noi Tizie siamo solite fare), la smetterò di deprimermi (per un po') e passerò a redigere un post traboccante di invettive (che però verranno censurate da Tizia Educata, ma fate conto che io le abbia messe) contro il tale che ha progettato i carrelli di Leroy Merlin.

A prima vista sembrano perfettamente funzionali, e qui sta la fregatura, perché avvicinandoti a quelle creaturine innocue accucciate strette strette in file ordinate non noti nulla di strano, sfili il tuo euro dal portafoglio e, prima che tu possa rendertene conto, ti trovi a scarrozzare un aggeggio letale attraverso il centro commerciale.
Chi mi conosce sa quanto io detesti le poltrone "ergonomiche" dei cinema. Ecco qui siamo di fronte a un altro palese esempio di noncuranza nei confronti della struttura umana.
E dire che quei cosi sono fabbricati da uomini per uomini, ma sembrano più che altro ideati per creature senza gambe capaci di fluttuare a venti centimetri da terra, oppure per ectoplasmi insensibili agli urti... insomma ci hanno infilato il predellino. Ora io voglio sapere a chi è venuto in mente di mettere il predellino esattamente lì dove finisce il mio stinco ogni volta che termina un passo. Lì davanti. Un predellino. Mah...

Ah sì, dimenticavo: lividi per una settimana.

15 febbraio 2011

Il mio ingresso nel dominio della lotta

Questa storia andrebbe raccontata da qualcun altro, qualcuno che sia a conoscenza degli eventi ma al tempo stesso non ne sia travolto, perché io temo di confondermi o essere ingiusta, temo di sbagliare nel valutare, e di non riuscire a distinguere le mie colpe da quelle degli altri.
Questa storia andrebbe letta con la consapevolezza che ciò che scriverò potrà sembrarvi orribile, forse lo è. Siate liberi di pensarlo, se credete.
Infine, questa storia occuperebbe molti volumi se solo si volesse raccontarla per esteso. Vorrei, ma per ora mi difettano i mezzi e il tempo. Sappiate dunque che il riassunto che ne darò non coincide in tutto con la storia.

Quello che sto cercando di raccontare è l'odio di un figlio verso il proprio genitore.
Ora, crederete che non lo penso davvero, che è un capriccio, una sciocchezza, una di quelle cose che si arrivano a gridare in un momento di rabbia e poi finiscono lì. Niente di tutto ciò, sappiate invece che per me non è stato facile accorgermene, e poi riuscire ad ammetterlo, e infine accettarlo. Mi è costato lacrime e sensi di colpa, mi è costato anni di dubbi su me stessa, sul mio essere una persona buona (sei sbagliata).

Ero solo una ragazzina, realizzare di non amare il proprio padre è una di quelle cose che può distruggerti. Anche se io questo ancora non lo sapevo. Perché, vedete, tutto sommato ho una famiglia, mi ripetevo, ho persone che mi amano, una buona vita, una casa, e altri motivi per essere grata e allora pensavo che non avevo diritto a lamentarmi (tu sei sbagliata), che i problemi veri sono altri. Certo esistono molti altri problemi, e di sicuro esistono padri peggiori, ma non serve che un padre si ubriachi e picchi il figlio per essere un cattivo genitore, si può fare male in molti modi.
Facendo perdere a poco a poco la fiducia in se stessi, per esempio, (sbagliata) e contemporaneamente prospettando la presenza di un mondo complicatissimo in cui non sarai mai in grado di vivere (perché sei sbagliata). Se ancora della vita sai poco o nulla, non hai armi per difenderti da un simile lavaggio del cervello, finisci per assorbire tutto ciò che ti viene gettato addosso, mucchi e mucchi di schifezze che un giorno, stanne certo, ti soffocheranno.
Morirai soffocato nella frustrazione di non essere ascoltato, nella follia dei suoi non-sensi, nel suo infuriarsi per un nonnulla, nel suo lamentarsi di tutto. E ti comporterai male, allora, diventerai cattivo sul serio, alimentando il circolo di autodistruzione, senza ricordare più quando o come tutto questo è incominciato.
Mi sovviene che soltanto negli incubi accade qualcosa di simile, che l'infelicità e la paura che ti inseguono fin dentro a quello che dovrebbe essere il tuo rifugio, la tua famiglia.
Io sono grata di quello che ho, ma ciò non impedisce alle cose di fare male.

Forse sono matta davvero.
Tutto questo è per me il Dolore. Il mio Dolore personale. Il più grande tra tutti. Quello che non passa mai, e genera il resto, e genera me (sbagliata).
La verità è che la mia vita sta andando in pezzi e non ho mai mai mai avuto maggiore bisogno di qualcosa di buono come in questo momento.

14 febbraio 2011

La cosa

Avevo deciso di raccontare qual'è la cosa che più mi ha fatto male nella vita e per la quale continuo a soffrire in maniera indicibile. La cosa che di certo, in parte, ha contribuito a crearmi come essere fragile e nevrotico.
Il primo anello della catena.
La stessa cosa per cui ho appena smesso di piangere e che ha lasciato le macerie di una mente sfinita e due occhi gonfi che vogliono solo andare a dormire.

Ma verrà il giorno.

( )

Ultimamente dormo peggio del solito e svegliarsi la notte contribuisce a produrre una gran quantità di sogni, molti inquietanti, alcuni soltanto strani, altri decisamente proibiti...
...mi sono trovata a camminare a tentoni al buio sapendo che a pochi passi da me c'era qualcosa di malvagio; ho scoperto uno stagno pieno di rospi; pianto al funerale del nonno; ho sognato d'essere interrogata e non conoscere le risposte; ho visto un ragazzo suicidarsi gettandosi da un palazzo...

Le notti sono perfide e i risvegli faticosi.
Le giornate soltanto parentesi.

14

My Awesome Mixtape, The Saint Valentines Day Massacre

12 febbraio 2011

Apparizioni

Mi sento spiata. Ovunque, guardo facce guardarmi guardarle.
 


L'uomo pallido


La vecchia sdentata


L'infelice urlante

10 febbraio 2011

Starwarserie

Tizia sta pensando che sono due settimane che ha il manuale del giocatore e non ha ancora finito di compilare la scheda personaggio. E cinque poteri della forza non si scelgono certo da soli, a meno che non esista il potere della forza "scegli 5 poteri della forza".

...

Ho controllato.
Non esiste.

Like a bug embrace

Stretta nel piumone, soffocata dal cuscino, fingo l'abbraccio di cui ho bisogno per iniziare la giornata.



...and i don't mind
If it happens only in my mind
...and i don't care
If i scratch the wall with my nails
If i take the night for the day
And i will choke my face
Like a bug embrace

9 febbraio 2011

Sotto la superficie

Da che ricordo ho sempre avuto un debole per le vetrate delle chiese. Credevo che il motivo stesse nei colori, nell'incanto mistico di quelle schegge di luce, nella fragile bellezza del vetro, invece, come ho compreso in seguito, sebbene fosse lo splendore a colpire l'occhio, era però l'oscurità ad attrarre l'anima. La rete nera del piombo che trama l'intera superficie racchiudendo ogni singolo pezzo è essenziale non solo da un punto di vista strutturale.
I motivi di questa mia fascinazione però mi si sono rivelati, come ho detto, molto tempo dopo, e in un certo qual modo secondo un percorso a ritroso: dall'atto finale della storia alle origini.
Il finale, in questo caso, sta nel cloisonnisme, uno stile pittorico associato ad alcuni artisti attivi in Bretagna negli ultimi decenni dell'Ottocento: Anquetin, Bernard, Gauguin e altri. La tecnica consiste nel racchiudere le campiture cromatiche entro il limite netto di un contorno senza effetti chiaroscurali creando in questo modo dei blocchi compatti di colore. 
E se non fosse chiaro a parole, ecco alcuni capolavori.


Anquetin

Bernard

Gauguin
Il termine, cloisonnisme, indica proprio la divisione della superficie in compartimenti ben delimitati, e richiama la medesima tecnica di costruzione delle vetrate medievali.
Ci sarebbe da aggiungere che il cloisonnisme è uno dei mezzi stilistici attraverso cui si esprime l'esigenza di sintesi, la quale trova infinite manifestazioni nell'arte attraverso i secoli, ma questa è in parte un'altra storia.
Tornando alla nostra, e volendo tirare le fila del discorso, si può riassumerla così: attraverso l'apprezzamento di un certo stile pittorico, a posteriori mi è stato possibile interpretare quel primo amore per le vetrate.
O quantomeno circoscriverlo.
Sì, perché a questo punto del racconto una domanda resta ancora aperta: quale il senso di quel contorno nero? In una parola, perché lo trovo bello?
Forse esistono molteplici risposte, alcune di certo più evidenti di altre. Non escludo nemmeno che siano tutte sbagliate, ma ne ho scelta una in particolare, la quale esige l'aggiunta di un nuovo capitolo (l'ultimo, ve lo prometto), e dal momento che la mia intenzione non è di scrivere un trattato di storia dell'arte ma uno di storia di Tizia, mi siano concessi eventuali errori.

Il nostro eroe questa volta è un certo Wassily Kandinsky, e per essere efficace nella spiegazione mi limiterò a citare le parole di Renato Barilli in L'arte contemporanea. Ecco cosa scrive a proposito del dipinto Chiesa rossa.
 

già qui emerge quello che si può considerare il tratto distintivo più inquietante del primo Kandinsky: una orlatura delle sagome, affidata a un nero sontuoso che va decisamente oltre il compito di una definizione lineare. Quei tracciati così insistiti forano la superficie policroma, la incrinano, la lacerano, aprono spiragli su allarmanti fondali di tenebre; dimostrano che la costruzione bidimensionale, con le sue superfici tese, è velleitaria, non offre molto più di un'esile pellicola, e che basterebbe poco per squarciarla.[...] Accanto ai contorni incisi a stilettate, si aprono gli squarci più estesi delle ombre, che in luogo di inserire dei tasselli, delle zone cromatiche simili alle altre, vengono proprio a provocare dei salti di continuità, dei momenti di vuoto, di assenza. La superficie si rivela come nulla più che un illusorio velo di Maya, al di sotto del quale si aprono voragini beanti che lasciano presagire l'esistenza di una per ora insondabile profondità. 

E ancora:

[...] le zone d'ombra si estendono, sempre più minacciose, introducendo cospicue cesure, proprio perché si aprono come baratri accanto a zone di splendente cromia [...] la pellicola di superficie è marcia, non ce la fa più a contenere la prepotente lievitazione dei fermenti sottostanti.


Ecco cosa rappresenta l'orlo buio che tiene insieme la mia storia.
Una storia che non riguarda più le opere d'arte o l'estetica di un movimento ma finisce per farsi immagine della vita. La vita come io la percepisco: un continuo riproporsi di misteriosi istanti neri che separano ogni cosa, ogni pensiero, ogni gesto, ogni spazio di esistenza felice.

7 febbraio 2011

3 febbraio 2011

Terapia di gruppo senza nessuno

Provate a chiedere a voi stessi di essere sinceri. Cazzo vi metterete a piangere come bambini. Sono le menzogne che ci tengono interi. Un bello strato colloso di bugie e possiamo montare i pezzi come ci pare.
Mi è bastato fare una domanda ed esigere dalla piccola Tizia imbrogliona una risposta. Ci ha messo un secondo a crollare, a confessare tutto tra i singhiozzi. Pareva da sempre non attendere altro che il sollievo d'essere scoperta.

A Jigsaw - Return to me




A essere sinceri non esiste più chi si possa meritare tanto dolce struggimento.
Però la canzone è bella e questo basta.

2 febbraio 2011

Scarcabocchiolo

A human tree is a suffering tree

1 febbraio 2011

Senza titolo (l'asino pattinatore non trainò la slitta, ma le due tizie visitarono l'ArteFiera)

Grazie al gentile invito della Mary, che cade puntuale ogni anno, la fiera internazionale d'arte contemporanea di Bologna sta diventando un consueto appuntamento con la fatica e lo stupore.
Partiamo dalla prima. La fiera è immensa, non c'è mai verso di riuscire a girarla per intero, nemmeno scarpinando per quasi sei ore nel labirinto di pareti divisorie, avanti e indietro, destra e sinistra, di qui siamo già passate, di là non so dove si vada. Quest'anno a dire il vero la visita è stata considerevolmente accorciata dal problema neve (che per tutto gennaio è scesa a ostacolare ogni attività osassimo programmare), in compenso abbiamo saltato la pausa pranzo (ah! ci nutriamo d'arte noi!) e, a fine giornata, se non distrutte, eravamo lo stesso molto provate.

A questo punto sarebbe doveroso parlare delle opere esposte, ma radunare le idee non è semplice, tra l'altro ho lasciato che la Mary si occupasse delle foto quindi per alcune immagini e altrettanti meravigliosi commenti andate qui. Agli amici interessati ai trend della stagione posso comunque consigliare di puntare su farfalle e violini, ma se siete tradizionalisti e volete andare sul sicuro, gli scheletri sono di gran moda ormai da qualche anno.
Al solito non sono mancate le stramberie (un lottatore di sumo appeso al soffitto), le insulsaggini (quadri monocromi), i Fontana (concetti spaziali a volontà), i capolavori (ho trovato i mobili da comprare quando sarò ricca), gli orrendumi (un uomo nudo con la maschera di Darth Vader??), i materiali strani (fette di pane tostato affogate nella resina), le opere inquietanti (sesso tra scheletri) e poi quadri al neon, sculture di dadi, brandelli di camicie che ricreano albe marine, piccoli scarabocchi e ingombranti sculture plastiche, scarpe vecchie e nuovissime tecno-vetro-fibro-cose.
Insomma non manca mai d'essere un'esperienza edificante, nella quale ricaricare le pile dell'idiozia più folle.

Se poi finite, come noi, per accasciarvi doloranti su una delle panche, non sarà comunque tempo sprecato, il pubblico stesso che gira per la mostra è in sé davvero affascinante e potrete approfittare di un po' di riposo per studiarlo meglio. Si va dalla femme fatale con venti centimetri di tacco che ci si domanda quanta strada riuscirà a fare prima di crollare tra gli espositori, allo studente della scuola d'arte armato di taccuino, macchina fotografica e vestito come una tela di Pollock. Dalla donna impellicciata che è l'unica a potersi permettere di comprare qualcosa, agli intellettuali snob capaci di entusiasmarsi per un cubo di polistirolo. Se infine vi capita di scorgere due tizie che confabulano fitto fitto su quale sia in modo migliore per riuscire a sbirciare sul retro di una tela di Fontana, ecco, quelle siamo noi.
Dunque... alla prossima fiera.

30 gennaio 2011

Two headed boy



Neutral Milk Hotel

Mirabilia

Digitate su un motore di ricerca Hans Silvester, è un fotografo. Scorrete le immagini.
Scoprirete che in Etipia, nella valle del fiume Omo, vivono popolazioni toccate da un incredibile genio estetico. Personalmente sono estasiata.
Dimostrano una fantasia, una creativtà, un gusto, un senso cromatico che farebbe invidia a ogni artista antico o moderno. Si ha la sensazione che vivano alle radici di una Bellezza senza tempo, quanto di più sincero possiamo produrre noi poveri uomini angusti.

Le immagini credo si possano trovare in formato cartaceo qui


e qui (volume italiano)


tuttavia non escludo esistano anche altri testi.

28 gennaio 2011

GY!BE

Ieri ero troppo assonnata per mettermi a scrivere del concerto, ma qualche parola è doverosa.

Stancante, a tratti massimamente coinvolgente, ma anche troppo lungo. La prima parte me la sono decisamente goduta, ero concentrata e l'impatto con quelle sonorità complesse, stratificate, avvolgenti è stato eccezionale, i crescendo davvero epici, e i filmati scelti come sfondo molto evocativi, al punto che credo d'aver guardato più quelli che il gruppo. Ma dopo i primi novanta minuti ho iniziato a dare segni di cedimento. Voglio precisare che l'esibizione è durata ben oltre le due ore, senza interruzioni. Una colossale saturazione percettiva. A un certo punto potevo letteralmente sentire la forma del cervello attraverso i suoni che gli rimbalzavano contro da ogni lato, effetto sonar. La musica continuava a essere bella, ma io ero sfinita e non elaboravo più nulla. Senza contare il cedimento fisico: lì dalle 21, in piedi, a fare la fila per i biglietti, così che all' una di notte, al sonno, si sono aggiunti dolori diffusi alle articolazioni (tra l'altro la mattina avevo pure scaricato un po' di legna in caldaia e non è che la schiena se ne giovi mai molto).
Il finale comunque è stato un tocco di classe. Un'uscita a calare, uno alla volta, quietamente, senza chiasso, mentre la melodia si assottigliava man mano che un altro strumento veniva posato e un viso lasciava la scena. Così ci hanno salutati i Godspeed You! Black Emperor.
E dulcis in fundo, scesi dal palco, si sono messi dietro al banco dei gadget a vendere vinili e magliette, un fatto che mi ha piuttosto sbalordita, manco fossero la band del liceo alla festa parrocchiale.
Grandissimi!

27 gennaio 2011

Gravità zero

E' il sonno che genera pensieri sbilenchi. Quelle dolorose emersioni dalla pelle del mondo. All'inizio sei solo un rigonfiamento sulla superficie, poi senti lo strappo e ti trovi a fluttuare in abissi senza stelle.

26 gennaio 2011

Ecocardiogramma

Lo specialista che mi ha spogliato il cuore ha garantito che nulla è cambiato dall'ultima visita.
Sembrava soddisfatto.
Dottore, non capisce che invece sta proprio qui il problema?

La metamorfosi

Signori, dimenticate la Tizia che avete sempre conosciuto. Conoscetela e dimenticatela. Dimenticatela e non compiangetela.
Perché questa sera, signori, Tizia verrà affogata nel mare magnum di una superiore dimensione musicale da cui uscirà trasformata, o non ne uscirà affatto.
Questa sera, le lunge suite progressive, i crescendo epici, la follia sonora dei Godspeed you! Black Emperor (il nome è già un delirio) scardineranno gli accessi al suo piccolo cervello nevrotico. E qualcosa dovrà accadere.
Stiamo parlando di brani di 15, 20 minuti, spesso esclusivamente strumentali, stiamo parlando di nove musicisti, di un concerto che, secondo certe voci, potrebbe anche durare 2 ore e 40.

Se sono preoccupata?
Sì, lo sono.

Perchè ci vado?
Non ne ho idea.

Cosa sarò dopo?
...

25 gennaio 2011

E poi dicono che la tv non è istruttiva

Un valido aiuto per studiare il latino. Dopo aver visto questo non mi dimenticherò più i verbi che si costruiscono con l'ablativo strumentale!
...utor, fruor, fungor, potior... urghlaahhrglll

23 gennaio 2011

Da farsi aggrovigliare le budella

Strange Form Of Life, Bonnie Prince Billy

A che servono i motivi?

Chiaramente non comprendo.
Tizia sostiene che non vale la pena d'occuparsene più di tanto.
Io sostengo che Tizia ha ragione.
Siamo una gran bella coppia noi due.

22 gennaio 2011

Did it finally show that strange things will happen if you let them?

No expectations...

(Radio Dept,  Strange Things Will Happen)


Perché no?

Apro la posta. C'è l'invito a una festa a Milano. Resto indifferente. Sono una misantropa? Sono diventata antipatica come Rousseau? Ho voglia di vivere così. Vivere facendo a meno. Vivere senza. Senza mondanità. Senza viaggi. Senza feste. Intendo scoprire se la felicità è possibile facendo a meno di tutto questo. Se ci sia beatitudine nel godere di quello che avremmo comunque avuto: il sole, le nuvole, le metamorfosi delle stagioni. Scoprire se quanto era stato assegnato all'uomo bastava. Comincio a capire che sì, bastava, e questa scoperta quasi mi sgomenta:  perché il mio appetito di cose diverse da quelle che ho è svanito, si è smorzato come la libido di un asceta che abbia imparato a trovare nell'astensione la gioia. Questo non è quello che solitamente viene chiamato vita, non dai pubblicitari almeno, non dagli strateghi del marketing. Ma è la mia vita.

[...]

Mi piace questa vita bastante a se stessa, che non ha bisogno di giustificarsi con eventi straordinari, che trova l'appagamento, la gioia di vivere, anche quando non accade niente, ma proprio niente degno di fare notizia.


(Pia Pera, L'orto di un perdigiorno)

21 gennaio 2011

Linee guida per Tizia. Appunto n. 1

Qualcosa di ammirevole, qualcosa di grande. L'essenziale, il così deve essere, pescato a piene mani dalla spazzatura del mondo. Da quello che altri gettano via.

20 gennaio 2011

La formica rossa

Eccezionale.
Il testo è di Borges.
La musica purtroppo non riesco a rintracciarla.
Il corto è inserito alla fine di una puntata di Boris.

Da brivido.


Scary world theory

Ho terminato il video a cui sto lavorando scontinuatamente da molto tempo, e ho scelto il giorno peggiore per finirlo. Dal momento che oggi sono in preda al disgusto cosmico non mi va granchè di sentirmi soddisfatta o appagata o le idiozie simili che in genere ci spariamo in vena per trovare la vita uno sballo da favola.
 Pertanto non sono in grado di promuovere il mio lavoro, guardatevelo e basta, oppure sloggiate.

True Love Will Find You In The End



Eppure caro Daniel non saprei. Se anche fosse, in fondo, farebbe differenza?
Ci vuole fede per sostenere ogni illusione, e forse io non credo più.

15 gennaio 2011

Dopo Hundertwasser e Chinaski nuovi incontri sul web

Mi sono imbattuta per caso in un blog delizioso. Ho sfogliato due pagine e non mi è occorso più di un minuto per etichettare l'autore come "uomo dei sogni", nel minuto successivo ho poi realizzato che il suddetto principe azzurro è sposato, con prole e vive a Bolzano.
E mentre mi domando affranta dove? dove si trovano persone così?? continuo a leggere intercalando amari sospiri a quella prosa incantevole, alle ricette paradisiache, alle foto sorprendenti, il gusto, l'abilità, la sensibilità, l'arguzia, l'arte di questo (ahimè) sconosciuto.
Sospiro, sospiro, sospiro...

Come gli amanti del quinto girone

La primavera è arrivata con un mese di anticipo. Vado a dare un'occhiata all'aiuola delle peonie di cui ho interrato i rizomi l'autunno di un paio di anni fa. Hanno attecchito, stanno spuntando i primi steli rosso rabarbaro. I tulipani Angelica emergono con la loro corona di spesse foglie lanceolate. Sta per esplodere il paradiso e mi rendo conto che il momento di accettare l'invito a Goa è ormai passato. Meglio così. Se ne stia nella sua lontananza l'India, favolosa come un paese mai visto, come un suono carico di leggenda. A me è bastato mi facesse compagnia quando fuori era freddo e restavo in casa accanto al camino acceso, con qualche lettura, qualche pregustazione di viaggio; il desiderio di evasione era troppo smorzato dalla nuova felicità imparata qui, che insegna a sottrarsi alla morsa dei desideri indotti. Ci vuole tempo, l'impronta dei desideri degli altri è lenta a sparire. Che sollievo non doversi rinchiudere in quegli orribili torpedoni volanti, non doversi inventare un motivo di aggirarsi per l'India, sradicata come un cespo di gramigna tirato via da un colpo di zappa. Mi piace l'idea di Massimo, di creare un'agenzia di viaggi in cui si acquistano coupon che conferiscono il diritto di restarsene a casa: soddisfacendo a un tempo la coazione a spendere e il bisogno di dare prestigio alla sedentarietà, facendone qualcosa di non accessibile a tutte le borse. Un costosissimo biglietto di prima classe che conceda il diritto di non partire, di sentirsi felici lì dove ci troviamo. Un obolo alla follia perché ci sia concesso di non venire distratti dallo stato di beatitudine di chi assapora il momento presente. Chi non potesse permettersi coupon di sedentarietà, si troverebbe costretto a viaggiare per il pianeta come un'anima in pena, come gli amanti del quinto girone.


(Pia Pera, L'orto di un perdigiorno) (grassetto mio)

Tenera non è la notte

Non so cosa ci faccio a quest'ora al computer. Poco fa avevo tante frasi e pezzi di discorsi in mente, mentre guidavo verso casa nella notte, ma ora alla luce del monitor non hanno più lo stesso fascino. Sentirsi triste in una macchina che affonda nella nebbia è tutt'altra cosa che dichiararlo qui con poche parole sbrigative. Ora non so che raccontarvi, non so spiegare. Prima, prima era diverso, dovevate esserci prima, dovevate guardare dentro al buio insieme a me. Ma non posso aspettarmi che siate interessati alla mia prospettiva come lo sono io, e poi avreste comunque visto in modo differente. E' tutto un pasticcio. Sto parlando di solitudine? Dove conduce il mio discorso? Non ho un fine, non esercito controllo su quello che scrivo, è piacevole. Domani, con tutta probabilità, rileggendolo ne riceverò l'effetto di una disgustosa nausea post sbornia.

Mi correggo, ho riletto ora. Bah.

13 gennaio 2011

Caro diario

Pare che il sole abbia strigliato l'aria oggi fino a renderla liscia, una di quelle giornate serene e pulite che tanto mi rammentano i versi del Gozzano... l'azzurro infinito del giorno è come una seta ben tesa.
Siamo a gennaio e si può stare all'aperto senza giacca, a questo punto temo il ritorno di freddo e neve visto che la mia mente è già in maglietta e infradito.
In casa i giacinti sono fioriti e non è possibile sostare in cucina senza accorgersi della loro presenza dal momento che il profumo intenso è capace di sorprendere e rapire chiunque, non importa in quale attività sia impegnato, se pelare carote o leggere un libro. Certo come giacinti sono forse un po' spelacchiati, non che mi lamenti, mi pare già un miracolo che siano fioriti considerando che nessuno ha mostrato la benché minima intenzione di piantarli fino a quando non hanno incominciato a germogliare per conto loro nella cassetta su in soffitta.
Ah, se non avessi da studiare latino!


12 gennaio 2011

In love with Summer Fiction

Accade di innamorarsi in un sogno.
Nel mio compare una persona conosciuta su internet. Una persona con cui converso e intreccio un piacevole rapporto a distanza finché, una notte, mentre passeggio sola lungo una strada di campagna, questa persona mi scrive arrivo e noto di lontano un cavallo che si dirige al galoppo nella mia direzione. E' buio, e quando finalmente riesco a distinguere il cavaliere mi accorgo che si tratta di una ragazza. Nel frattempo lei mi raggiunge e smonta da cavallo, uno sguardo rapido, io sorrido imbarazzata chiedendomi se sia il caso di chiarire subito l'equivoco, ma lei è bellissima e non faccio in tempo a parlare che mi ritrovo a baciarla. E nonostante continui a ripetermi che non posso innamorarmi di una ragazza c'è qualcosa nel suo sguardo, di così triste ma al tempo stesso appassionato da esserne travolta. Ho la sensazione che le spezzerei il cuore se la respingessi, ma soprattutto che spezzerei il mio, in un qualche modo.
In quel momento però, con la repentinità che contraddistingue i sogni, mi ritrovo la bocca piena di bucce di quelle che sembrano carrube o fagioli, ma di una consistenza quasi cartacea molto sgradevole, e vorrei liberarmene ma al tempo stesso dissimulare l'accaduto così che lei non possa accorgersene.
...
A questo punto credo d'essermi svegliata, o comunque ho dimenticato il resto.

Il sogno risale a un paio di notti fa, ma soltanto oggi ho ritrovato la ragazza. L'ho riconosciuta, stesso sguardo, non posso sbagliare e devo ammettere che questo allentarsi dei confini della realtà onirica fa un certo effetto.
Perché un giorno sogni una ragazza che ti fa innamorare (il che è già di per sé abbastanza singolare) e il giorno dopo ricompare in carne e ossa sulla copertina di un album che avevi notato e dimenticato (ma evidentemente non abbastanza).
E ti ritrovi a pensare Lei esiste.

E mi ritrovo a pensare che sono sempre più strana.




The Dears - The Second Part

11 gennaio 2011

Per la serie idiozia galoppante

Quella volta abbiamo riso come matti.
Momenti unici.


10 gennaio 2011

The Night I Couldn't Stop Crying



...waves
          waves
                  waves

9 gennaio 2011

Olè!

Facezie, uh quanto mi piacciono le facezie!
Ero qui che mi allenavo per la lezione di martedì di danza del ventre e mi sono detta, condividiamo questo momento con il resto del mondo.
Per chi non ne fosse al corrente abbiamo avuto il compito, per queste vacanze natalizie, di preparare un pezzetto di esibizione su una musica a scelta.
Ovviamente mi sono ridotta all'ultimo, ma credo d'aver finalmente trovato la mia canzone (sempre che riesca a capire che passi metterci dentro, operazione che risulta anche più complicata dei passi stessi).





Mentre ancheggio e saltello per la stanza naturalmente sono tale e quale alla tizia del video.

Tesori sepolti

La parte finale del giardino, sul lato nord, è delimitata da una breve scarpata ricoperta di vegetazione: perlopiù erbacce, edera, rovi, qualche acacia. Le colline qui intorno sono fatte tutte più o meno di terra giallastra piuttosto compatta striata da frammenti di fossili e fragili sassi bianchi che si spezzano tra le mani. Argilla, marne, calcare, arenarie? I ricordi di geologia si perdono nel tempo.
Fatto sta che qualcuno, si può supporre un secolo or sono (ovvero all'incirca l'età della casa), ha scavato in quella terra una piccola grotta o stanza, larga un paio di metri, cui si accede attraverso un arco di mattoni privo di porta per cui la cavità risulta aperta alla vista e l'ingresso è debolmente impedito da un'unica sbarra di ferro arrugginito parallela al terreno.
Nonostante questo non ci sono mai entrata. A me, bambina, era vietato andarci perché pericoloso. In effetti dal soffitto, col passare del tempo, sono franati alcuni blocchi di terra scoprendo radici rinsecchite e conchiglie fossili, mentre dal pavimento si vedono ancora affiorare pezzi di lamiera e vecchi bidoni metallici corrosi dall'umidità. Ipotizzando inoltre la presenza di ragni, scorpioni, e altre bestiole che di quel riparo avrebbero potuto fare una tana, si può comprendere come non sia mai stato l'ambiente più congeniale ai giochi di una bimbetta.
Bimbetta che peraltro non mancava di gironzolare intorno all'antro proibito, ma limitandosi a soddisfare la propria curiosità con attente indagini visive sempre condotte al di qua della sbarra. Poi, con gli anni, ho finito per perdere interesse riguardo alla questione, dopo tutto parevano esserci soltanto macerie lì dentro.

Cosa mi ha spinta oggi a chinarmi sotto la sbarra e mettere piede all'interno non saprei. Gironzolavo per il giardino prendendo le misure delle nuove aiuole per l'orto e semplicemente mi sono resa conto che ora non sono più sottoposta a divieti, ora a quanto pare sono grande abbastanza per decidere se farmi franare in testa mezza collina. Allora sono entrata.

C'erano alcuni mucchi di vecchie piastrelle esagonali color mattone, e altre quadrate a righe blu, bianche e rosse sepolte nella polvere, due vasi di cotto che sono riuscita a estrarre a fatica, ma perfettamente integri, pile di mattoni e cianfrusaglie in genere.

Infine dalla terra è emerso un pezzo di legno rosso e poi, tutto intero, questo.


Commovente relitto del passato. Inspiegabilmente abbandonato, o gettato via, o chissà come perduto in quel luogo. Un'edicola con la sua icona, un Sant'Antonio col suo giglio di fronte al quale hanno pregato chissà quali persone ormai morte, una piastrella di cielo lustro, profondo e infinito splendente persino nella polvere.
Affascinata e stupita me ne sono rimasta lì con gli stivali affondati nella terra e quell'oggetto tra le mani. Incredula come di fronte a una visione, grata come di fronte a un miracolo.

8 gennaio 2011

In the new year

Indecisa su che canzone postare, poi ho realizzato che probabilmente nessuno dipende dal mio blog per indirizzare i propri gusti musicali. D'altro canto io per prima non ascolto tutte le canzoni che la gente distribuisce in giro.
Per farla breve... The Walkmen, In the new year


7 gennaio 2011

Dipendenze

Sono disintossicata dai telefilm e sto praticamente diventando astemia.
Che le cose siano collegate?

Datemi un martello...

Il dolore immaginario autoinflitto mi placa all'istante. Non fraintendetemi, non vi è alcuna intenzione o progettualità dietro a questo fantasticare. Il dolore reale non mi attira in modo particolare. Se per esempio visualizzo una corda stringersi intorno al mio collo fino a privarmi lentamente del respiro, non per questo ho desiderio di impiccarmi. Forse la cosa può essere difficile da comprendere. Voglio proviate a considerarla come una forma di meditazione, c'è chi si sente rilassare immergendosi in immagini di ruscelli e verdi prati, con me non funziona. Efficace invece è la rappresentazione mentale del mio corpo sottoposto a una forza in grado di ferirlo, o ancor meglio spezzarlo, soffocarlo. Nessuna sottile tortura, nessun diletto per il dettaglio macabro, bensì una violenza rapida e semplice che non richiede un particolare sforzo di concentrazione, infatti non sono pensieri questi che si protraggono per  più di qualche secondo in genere. Il tempo di colpire.
Il bisogno di essere colpita.

Mi fermo qui, non possiedo i mezzi per indagare più a fondo la faccenda, già soltanto tentare di delinearla è stato uno sforzo notevole e ha prodotto un risultato parziale. Lascio le analisi di psicologia spicciola a chi vorrà farle.

6 gennaio 2011

Speciali a partire dal nome

The Portrait Is Finished & I Have Failed To Capture Your Beauty...

Titolo incantevole per un album. Non lo è?

5 gennaio 2011

Lasciatemi blaterare

La tregua per oggi è finita, si torna smarriti e insoddisfatti.
Cerco una meta e scovo soltanto mal di testa e frustrazione.
L'impressione di incapacità è sempre più nitida ogni volta che esco dalle mere costruzioni mentali e mi colloco dentro al mondo fisico. In verità è da molto che anche i rifugi utopici non costituiscono una reale consolazione.
Il futuro non è più quella tabula rasa verso cui dirigersi fiduciosi, è una tabula dura e trasparente larga un paio di metri che viaggia a 200 km all'ora nella mia direzione, e io sono il moscerino sulla sua traiettoria.
Splat.

Macchè, non ci sarà nessuno splat. Ci sarà un lavoro invece, probabilmente non uno di quelli che potrei amare, ci saranno doveri, responsabilità, compiti, fine dei sogni di gloria. Potrebbe perfino esserci la solitudine laggiù, chissà. D'altronde sono cose che accadono.

Lo so che tutto ciò assomiglia molto a una vaga lagnanza senza scopo. Sto cercando d'essere sincera credo, e in qualche modo costruttiva ammettendo dove sta il problema. Ammetto che non so che fare della mia vita e vedermi giacere inutile mi riempie al contempo di disgusto. Ammetto il fallimento e l'errore. Ammetto d'essere spaventata a morte da una simile prospettiva.

Il bello è che nel confessare tutto ciò sperando che qualcuno mi smentisca finirò invece per convincere ognuno definitivamente e ineluttabilmente della mia pochezza (che forse non è tale in assoluto, ma credetemi è schiacciante nel contesto attuale).
In fondo scriverei anche senza un pubblico (che è quello che facevo fino a poco tempo fa), mi aiuta a ritrovare lucidità, anzi, a dire il vero credo stiate iniziando a conoscere fin troppo di me. Dovrò uccidervi temo.

I say "Yeahhhhh"

Buon umore day.
Perciò...

Clap your hands!


4 gennaio 2011

Rotta rotta rotta

Io ho bisogno di capire perché a volte vorrei piangere. Non posso fingere che il motivo sia sempre lo stupido ragazzo che ho perso, quando so benissimo che c'è dell'altro. In effetti ho persino creduto che lo stupido ragazzo potesse salvarmi da me stessa. Altro errore, altra illusione. Ma volevo tanto smettere di guardare, capite? Chiudere quegli occhi osceni, senza palpebre, che puntano le pupille sbarrate verso l'interno del cranio, nell'oscurità rosea senza fondo.
La cecità, finalmente l'oscurità nera, come riposo e consolazione, e lo stupido ragazzo come guida.


Tizia era già Rotta prima che arrivassi tu stupido ragazzo, ecco la verità.
Non potevi essere tu la soluzione.
Non sei tu il problema.
Ora lo so.

Riposa in pace.

Motivo senza motivo (o forse no?)

Non so cosa stavo facendo e non so perché senza motivo apparente mi sia messa a canticchiare questa canzone. Fatto sta che ora non me la tolgo dalla testa.
Oggi va così.


A Toys Orchestra, Somebody Else

3 gennaio 2011

CAPITOLO PRIMO

Nel quale Tizia inizia a leggere V di Pynchon e scopre di sentirsi come Benny Profane nell'introduzione al capitolo primo  

                                 Nel quale Benny Profane, 
                                      schlemil e anche un 
                                        po' yo-yo, arriva 
                                          a toccare l'a-
                                              pocheir
                                                  V

1 gennaio 2011

E con questo, signori, ho concluso

Il 21 giugno, verso le sette, mi alzo, faccio colazione e parto in bici per la foresta demaniale di Mazas. L'ottima cena di ieri deve avermi ridato un po' di energia: procedo facilmente, senza sforzo, tra gli abeti.
Il tempo è meravigliosamente bello, mite, proprio primaverile. La foresta di Mazas è splendida, e anche profondamente rassicurante. E' una foresta vera. Ci sono piccoli sentieri scoscesi, radure, e un sole che si insinua dappertutto. I prati sono coperti di giunchiglie. Ci si sta bene, ci si sente felici; non ci sono uomini. Qui qualcosa si direbbe possibile. Si ha l'impressione di essere a un punto di partenza.
E di colpo tutto scompare. Un'improvvisa sberla mentale mi scaglia nel più profondo di me. E mi esamino, e ironizzo, ma al tempo stesso mi rispetto. Quanto mi sento capace, fino in fondo, di imponenti rappresentazioni mentali! Quant'è nitida, ancora, l'immagine che mi faccio del mondo! La ricchezza di ciò che va morendo in me è assolutamente prodigiosa; non devo vergognarmi di me stesso: almeno avrò tentato.
Mi distendo su un prato, al sole. E adesso soffro, disteso su questo prato, così dolce, in mezzo a questo paesaggio così amico, così rassicurante. Tutto ciò che avrebbe potuto essere fonte di partecipazione, di piacere, di innocente armonia sensoriale, è diventato fonte di sofferenza e di sventura. Nel contempo avverto, con una violenza impressionante, la possibilità della gioia. E' da anni che cammino accanto a un fantasma che mi rassomiglia, e che vive in un paradiso teorico, in stretta relazione con il mondo. Per molto tempo ho creduto che mi convenisse raggiungerlo. Ora basta.

Avanzo ancora un po' nel folto della foresta. Al di là di questa collina, dice la mappa, ci sono le sorgenti dell'Ardèche. Non mi interessa più; ma procedo ugualmente. E neanche so più dove siano le sorgenti; in questo momento, tutto si somiglia. Il paesaggio è sempre più dolce, amico, lieto; il che mi sconcerta. Sono al centro di un baratro. Sento la mia pelle come una frontiera, e il mondo esterno come uno schiacciamento. L'impressione di scissione è totale; ormai sono prigioniero in me stesso. La fusione sublime non avverrà; lo scopo della vita è mancato. Sono le due del pomeriggio.

(Michel Houellebecq, Estensione del dominio della lotta)

31 dicembre 2010

Risvegli

 

La mattina, aprendo le imposte, è facile sorprendere Giafano (il fagiano, ovvio) e i caprioli (trova il capriolo mimetico nella foto) far colazione con le ghiande della quercia di fronte a casa.
Allora resti appoggiato al davanzale, sei ancora in pigiama, ma l'aria fredda cancella gli ultimi residui di sonno. Ci vuole sempre un po' di tempo perché i caprioli, disturbati, prendano la strada del bosco, o dei campi. Giafano accenna a qualche verso seccato. Ti dici che è un buon risveglio questo.
Non sai perché ogni volta finisci per domandarti in che modo potrebbe essere migliore.

30 dicembre 2010

I'm a bird now

Where go, where now
Can't stand
If I can, can die
I'm freezing



Qualsiasi altra vita

Mi sono ammalata, ne ho avuto la consapevolezza giusto un sette, otto ore dopo aver affermato compiaciuta che quest'anno niente malanni per me. Già, quasi profetico...
Comunque, smaltito per adesso il febbrone di ieri sera, e non avendo voglia di leggere o guardare la TV, mi sono trovata a letto costretta produrre pensieri, che quelli anche se non ne hai voglia puoi star certa che arrivano lo stesso.
Meditavo sul semplice fatto che non c'è veramente nulla che io possa fare. Una di quelle evidenze un po' zen forse, affascinanti ma poco pratiche. Però ha vinto lui, ecco come stanno le cose. Libero di andare. Libero di essere libero, o forse di essere schiavo di qualcos'altro, a seconda di come si consideri la questione, ma non è questo che mi interessa. Anzi il punto cruciale è forse proprio il disinteresse. Non desidero più sapere cosa ne vorrà fare della sua libertà, vera o presunta, delle sue giornate, della sua intera vita. E' questo un periodo dell'anno che invita con forza a scrivere la parola fine.

Non c'è dolore, non ci sono macerie né senso di morte. Le piante fanno così, cedono senza combattere, si piegano senza dolore, pronte ad accogliere qualsiasi altra vita sia in serbo per loro.

29 dicembre 2010

Serra

Tempo fa trovai su internet la fotografia di una serra ingegnosa realizzata assemblando vecchie finestre. La cosa mi piacque assai, e il progetto mi si sta ultimamente riaffacciando alla mente, sia perché l'idea di mettere le mani su oggetti in disuso e ricavarne qualcosa di utile mi riempie di entusiasmo, sia perché ho scoperto di desiderarlo, quel rifugio di legno e vetro in mezzo al giardino, verniciato di verde, lilla, o pervinca, dove godere delle piogge d'estate o sedersi a bere un caffè quando l'aria comincia a farsi più fresca col mutare della stagione.
Inoltre la materia prima non manca, una ricognizione rapida dalla soffitta alla cantina ha svelato finestre accatastate un po' ovunque, oltre a svariate assi e listelli di legno e una certa quantità di ondulina per coperture (il cui stato resta però da appurare). Certo il progetto è ambizioso, per quanto non enorme si tratta comunque di una struttura che deve essere solida e reggersi in piedi, ben sigillata dagli spifferi e durevole nel tempo. Inoltre mio padre di sicuro non gradirà l'idea.
Si può dire che ormai il proposito d'edificare una serra funga da indicatore d'umore. Nei giorni buoni mi sembra perfettamente fattibile, anzi l'immagino già completa e passo in rassegna i suoi possibili usi. Nei giorni tristi mi convinco che è soltanto una trovata balzana e che in fondo finirò per rinunciare.
Lo scoprirò a primavera.

28 dicembre 2010

Eden

Pia Pera.
Non è una qualche varierà di frutto antico, ma una persona meravigliosa, scrittrice, innamorata della terra e della vita agreste, l'orto, il giardino. E io non ho alcuna difficoltà a identificarmi in lei mentre leggo L'orto di un perdigiorno e a sognare di una vita simile, che mi sembra la migliore delle vite possibili.
In fondo l'ho sempre saputo che la mia pace è lì, tra il morbido muschio e la corteccia di un pero. Quando me ne distacco per obbligo o cecità, forse inseguendo fantastiche chimere, soffro. Eppure pare così difficile conciliare la realtà di una vita adulta come viene configurandosi nel mondo che conosco con quel genere di felicità verde, più da isola lontana o paradiso perduto. Da bambina sì che ero capace di non tradire, mai. Entusiasta esploratrice dei boschi, osservatrice di formiche, collezionista di piume, scheletri, erbe, nidi, gusci d'uovo, pelli di serpenti, rami, spine, sassi, foglie, una camera delle meraviglie tutta personale che mi ha riempito d'orgoglio per molti anni. Gironzolavo per i prati con quel senso di scoperta che, non so come, rende l'aria più luminosa, mangiando fiori d'acacia o arrampicandomi sugli alberi. Incapace d'uccidere persino un insetto, spasimavo per le creature dei boschi, parlavo col vento, abbracciavo gli alberi e mi sdraiavo nei campi per sentire il peso della terra sulla schiena, la sua mole immensa, e mi aggrappavo a lei stringendo l'erba tra i pugni.
Ma domani? Sarà ancora possibile tutto questo? In che modo? Con chi? Sperarlo ad ogni modo rende il futuro un luogo migliore verso cui dirigersi.

Paradiso in terra, paradiso terrestre. Non ricordo più dove, Kafka ha scritto che ci sarebbe da chiedersi non perchè l'uomo abbia perduto il paradiso terrestre, ma perchè non faccia nulla per tornarci. A lui, cittadino di Praga, forse è sfuggito che chiunque torni alla campagna, chiunque voglia per sé un giardino, è spinto da questo desiderio, di un ritorno all'Eden.

27 dicembre 2010

"Ti ho amato come se dovessimo morire da un momento all'altro"

Dietro consiglio di un'amica (Mary suggeritrice di fiducia) ho visto Chéri di Stephen Frears. In effetti le scenografie e i costumi non hanno deluso le aspettative, anche perché in quanto a epoca e luogo di ambientazione non potevo sperare di meglio: la Parigi della Belle Epoque.
Non è mia intenzione però recensire il film, quello che avevo pensato di fare in un primo momento era scrivere il finale, ma riflettendoci non ha molto senso. In fondo se volete vedere il film non leggereste certo come va a finire e se invece il film non vi interessa probabilmente non capireste molto della parte finale senza il resto della storia. Pertanto mi ritrovo impossibilitata a spiegare in che modo la vicenda mi abbia coinvolta senza svelare parti della stessa, e forse questo post è piuttosto inutile.
Tuttavia potete sempre guardare il film, no?

26 dicembre 2010

Mantello imbottito, berretto caldo, larghe ciabatte di feltro,
nella piccola torre, alla bassa finestra, presso il braciere scavato.
Il corpo a riposo, il cuore in pace senza obbligo d'alzarsi presto.
I cortigiani le sanno queste cose nella capitale dell'Ovest?
                       
(Po Chu - I)

Appunti telegrafici postnatalizi

L'anatra laccata al miele e aceto balsamico con bacche di ginepro, zenzero e pepe rosa è stata un successone, da rifare.
La mamma ha proposto un brindisi alle pile al litio e da quel momento il vino è stato tolto dalla tavola. Anche se il brindisi mi pare sia stato apprezzato.
Ho ricevuto un regalo anche da mio fratello, evento insolito, saranno gli scherzi dell'età. Comunque ero già così felice d'averlo in casa a strimpellare canzoni natalizie davanti al camino (spento, ma pur sempre camino) che non sarei potuta esserlo di più.
Capitolo regali: Babbo Natale è stato generoso e intelligente e ha accontentato tutti  (e con tutti intendo pure mio padre, che non ricordo un Natale in cui non sia riuscito a trovare difetti nei doni).
A proposito di difetti, per una svista delle commesse un pacchetto di tre mutandine a me destinato si è rivelato contenere tre perizoma. Però sono così bellini che dovrò farci l'abitudine e visto che sono rifiniti in rosso ho trovato l'intimo per capodanno!
E ho pure una vestaglia rossa di una morbidezza così coccolosa che fa venir voglia di passare il resto della propria vita in pigiama.
Visione serale di Saw e South Park per scremare un po' il "siamo tutti più buoni" "pace" "amore" e "felicità". Perfetto.


Amarezza soltanto per quell'unico "buon Natale" che non ho potuto augurare.

25 dicembre 2010

Comunicazione di servizio

Ecco bè a proposito del video, mi è stato detto che è bloccato. Ups, non me n'ero accorta scusate. Ehm non so se sia un problema risolvibile, nel caso non lo fosse posso solo consigliare di procurarvi la canzone per altre vie... sob.

                                                                         Una Tizia molto dispiaciuta




Uh ho risolto! Almeno spero. Stupida io a non averci pensato prima.

24 dicembre 2010

Grande ritorno di The Egg. Da oggi in 3D!

Ho confezionato un breve video natalizio, più che altro perché mi piaceva molto la canzone. Il prodotto finale è purtroppo pieno di difetti che si sarebbero potuti evitare con un po' più di tempo a disposizione, ma tant'è. Buona visione, e buon Natale.

E un pensiero speciale va a Uovo, morto in seguito a una caduta durante le riprese. Già mi manchi.

(The Walkmen, Christmas Party)
 



so christmas is here again with its tinsel and lights
the city is covered in snow
at our house family and friends have gathered tonight
to eat drink and share the holiday cheer
and this december like decembers before
we find ourselves reflecting
contemplating our lives as another chapter comes to a close
so here i sit at the christmas party
with a belly full of wine
while the celebration dances around me
and i dream of you
and you're singing to me
ooohhh-ooohhh-ooooooh-oooohh


i don't talk
just listen to the sleigh-bell song
and i felt tipsy
the snow is falling all around
i can't stand up
cause santa claus is coming to town
so hold on to me this christmas


but soon the music will fade
the last of the wine will be poured
and the dancing will cease
these old friends will make their way home
to sleep a restless sleep as st. nick makes his rounds
and by tomorrow afternoon as the last of the wraping paper is tossed into the fire
this christmas will be over
why must it all go by so fast?
santa claus
this christmas
don't let these friends go home
don't let the revelry end
and don't leave me here, alone
ooohhh-ooohhh-ooooooh-oooohh


i don't talk
just listen to the sleigh-bell song
and i felt tipsy
the snow is falling all around
i can't stand up
cause santa claus is coming to town
so hold on to me this christmas

Notturno in do minore

Appunto personale, non bere caffè alla sera. Non berlo anche quando è peccaminosamente miscelato a vov, whisky e panna.
Mi domando quando riuscirò a prendere sonno, stanotte. Tra l'altro si è aggiunta quella ben nota sensazione al petto, come se il cuore si fosse enormemente gonfiato saturando ogni spazio, comprimendo i polmoni e gravando sulle costole, ma dall'interno. Un pesare per dilatazione più che per schiacciamento. Eccesso di vuoto. Desiderio di forare il deforme palloncino che fatica a battere incastrato com'è in un corpo che si oppone, resiste. Ogni volta è una lotta.
Manca il respiro.

23 dicembre 2010

...sono solo un meccanismo inceppato?

E all'improvviso in mezzo al mio mal di testa,
ho ritrovato il desiderio di...

shhhh


                                                                                   
                                                                                ...essere felice

Una necessità

Io cerco di riversare tutto in questo blog eppure resta immancabilmente qualcosa di non detto. Maledizione.

22 dicembre 2010

Tortellini

Tizia Rotta oggi si è concessa un paio d'ore di funzionamento ricoprendo il ruolo di Tizia Che Prepara I Tortellini Per Il Pranzo Di Natale. Piacevole diversivo (una volta all'anno perlomeno).
Accarezza, massaggia, impasta, stendi, taglia, infarina, valuta, tocca, premi, torci, riponi. Un affacendarsi di mani che sanno cosa afferrare, confortante sicurezza di gesti precisi, ber riusciti. Risultato che si ammucchia sui vassoi.
E così anno dopo anno, tradizioni ripetute che ci mentono sul trascorrere del tempo.Quel 25 dicembre che vorremmo sempre il più possibile uguale a se stesso, pressoché eterno.

21 dicembre 2010

Attenti al cane

Desidero sappiate fin da ora che non c'è molto che io possa promettervi. Il mio consiglio è di riflettere bene prima di avvicinarvi. Non voglio siate ingannati dalle apparenze.
Certe mattine mi sveglierò infelice e voi non ne comprenderete il motivo, certe altre sarò annoiata, non sempre saprò consolarvi, aiutarvi come vorrei, potrei non riuscire nemmeno a essere sincera. Mentirò, fidatevi. Forse lo sto già facendo. Sarò capace di infinite complicazioni, insicurezze, ansie. Abile nel risultare insopportabile in un modo quasi impercettibile. Cattiva, anche se non saprete accorgervene. Schiva, manipolatrice. Peggio ancora, mi lamenterò di tutto quello che sono (e non sono) ma non cambierò, così fanno le persone per elemosinare un po' di benevolenza, così sto facendo ora, non è vero?
Insoddisfatta, tormentata, afflitta. Taccio del resto. E non crediate che in cambio abbia il genio delle creature eccezionali. Sono "speciale" in un verso solo.

Eppure eccomi qui, ostinata, convinta che il "qualcuno a cui tutto questo non importa" prima o poi passerà dalle mie parti. Ecco vedete? Non vi offro nulla e oso sperare di conquistarvi. E chissà perché poi.

18 dicembre 2010

Please

A heart that's full up like a landfill
a job that slowly kills you

bruises that won't heal.
[...]

e tutto il resto



No alarms and no suprises,
No alarms and no suprises,
No alarms and no suprises please. 


Please .

Defuntseca

Cadrò.
Ho un paio di ciabatte nuove con la suola che è di panno bello liscio, praticamente delle pattine - che quelle sono studiate apposta per scivolare, vi dico che piazzano team di fisici a investire tutto il loro potenziale neuronale per eliminare ogni più piccolo attrito da quelle sottili fettine - soltanto che sono ciabatte e ci camminerò come con le ciabatte e un giorno mi dimenticherò di avere quelle trappole mortali sotto i piedi e farò una corsa per rispondere al telefono o scenderò distrattamente le scale. E mi sarà fatale.
Ve l'avevo detto, il mio epitaffio.
I'll be on the water
Catching the next wave
You can meet me where it breaks


(Akron/Family, I'll Be On The Water)



17 dicembre 2010

Conserve e Composte "Paradiso"

non posso lamenta­re la perdita di un amore o di un'amicizia senza medi­tare che si perde solamente ciò che in realtà non si è posseduto

(Borges)


E' terribile percepirlo a volte, accorgersi che il presente diventa passato nell'istante stesso in cui sta accadendo. Sono ancora tra le sue braccia e posso solo pensare al tempo che si sta consumando, e quel bacio dato è soltanto un bacio in meno nel conto dei baci che riceverò.
Tutti quei momenti. Mi sono presa cura di loro sin dal primo istante, non c'era altro che potessi fare, immergendoli con cautela nella naftalina del ricordo, chiudendoli in barattoli, non appena colti (loro, i momenti) ancora freschi e virenti, preparandoli per una lunga conservazione tra fogli di carta velina. Memorizzare, memorizzare, la smania di non dimenticare nulla. Non so se questo mi renda previdente o piuttosto paranoica, so che mi dibatto nell'inquietudine. Smetto di soffrire soltanto quando un momento trascorre e diventa passato, che è un qualcosa su cui si può rivendicare sicura appartenenza. In quell'attimo stesso ha però inizio un nuovo genere di sofferenza. La chiamano nostalgia.

16 dicembre 2010

...

We're in love
With everything
That is lost

(Barzin, My Life In Rooms)


Una musica può fare...

Sono una bolla calda a forma di macchina in moto nel paesaggio gelato.
Non mi interessa di trovare traffico questa mattina. Qui mi sento bene, l'asfalto brilla e i campi lontani hanno il colore del dentifricio alla menta. Dalla radio una voce canta di Christmas e snow su note jazzate. Io con lei.
Se foste stati accanto a me mi avreste vista sorridere. Proprio così.
Refrain

15 dicembre 2010

Chiusa come un pugno

Il suo è un problema di comunicazione. Tra quello che non sa spiegare, quello che è restia a manifestare e quello che esprime ma non viene compreso, Tizia più di ogni altra cose soffre di un feroce distacco (autoinflitto?) dall'Altro.
Il suddetto Altro tende a non gradire.
Tizia non più fargliene una colpa, non vuole fargliene una colpa, non crede di fargliene una colpa, ma ogni tanto gliene fa una colpa.
E' evidente in che misura ciò peggiori l'intera questione.

%&^UUI"m_à°°+*p??!

Mi capisci?

14 dicembre 2010

14 dicembre

Ora è un involucro di pelo, in un sacco nero, dentro la terra umida.
Portare il fagotto su per la collina, col fiato corto per aver appena scavato la fossa, gli stivali che scivolano sull'impasto d'erba, foglie e brina. Le dita percepiscono il corpo attraverso la stoffa che lo avvolge, diaframma troppo sottile, sei riuscita a nasconderlo alla vista, ma adesso hai questo ricordo tattile che ti si sta imprimendo nella pelle e l'immagine che esala è fin troppo nitida. Sai esattamente cosa c'è lì dentro.
Ora ha la rigidezza, la durezza delle cose, ieri era caldo e arrendevole, non sai quale dei due stati ti faccia più impressione, se un corpo morto che sembra ancora vivo o un corpo un tempo vivo che pare impossibile lo sia mai stato.
La terra smossa è morbida, bisogna pestarla per renderla compatta, per appiattire il cumulo, camminarci sopra. Pochi passi più in là una leggera depressione nel suolo segna il punto in cui fu sepolta sua madre, sono anni ormai. Anche lei era rigida, ricordi le zampe che non volevano piegarsi, il buco troppo stretto.

Quando l'avvio la carriola dà un cigolio, uno soltanto però. Qualcosa dentro di me stringe, emetto un paio di conati a vuoto, esce a stento una nuvola di fiato, ho le guance tutte impiastricciate ma non riesco a trovare un fazzoletto. E' il freddo che mi fa lacrimare gli occhi.
Niente altro che il freddo.

12 dicembre 2010

Vivo così tra il sociale e il vuoto

Baustelle, La Vita Va

Bruce, cane Bubolo

Ennesimo viaggio dal veterinario. Quando un cane lo devi portare fuori in braccio perché fatica a reggersi in piedi, oltre a venirti mal di schiena, cominci a sperare che sia lui a cedere, una notte, nel sonno, prima che quella decisione la debba prendere tu.
E va bene, non è che mi sconvolga l'idea che muoia, è un vecchio cane in fondo, e per quanto dispiaccia so che non mi mancherà così tanto, dopo. O perlomeno non nella misura in cui mancano le cose che riteniamo insostituibili.
Eppure questa faccenda inizia a logorarmi, non capisco bene le vie che certi pensieri prendono nel mio cervello allontanandosi dalla causa originaria. Li guardo imboccare una curva e scomparire alla vista e dopo un poco mi sento triste, così triste. Perché?

11 dicembre 2010

Emissione di fiato

Ogni volta è una sorpresa, scopri di non sapere niente di preciso sul mondo esterno. Allora viene anche la voglia di scusarsi con tutti: scusate la nostra presunzione, scusate i nostri discorsi, scusateci di aver creduto che voi siate un pugno di mosche su cui sputare le nostre sentenze.
Scusate, scusate, noi siamo inetti e smemorati, e neanche tanto furbi da restare a casa, tacere e non muoverci, fare come gli alberi.

Vorrei scusarmi con gli ipocriti civili che pretendono non ci sia nessun vuoto centrale, che tutto vada bene, quasi che loro avessero dentro salda roccia e non un buco, come tutti. Scusate se mi irritano le vostre certezze, scusate se proprio non vi sopporto, non so nemmeno se sia disprezzo o invidia la mia, semplicemente dovrei lasciarvi perdere, anche se voi siete così ingombranti, così invadenti, così difficili da ignorare. Voi che avete un'idea del mondo come evidenza senza misteri [...] Ma è inutile, caro mio, prendersela con le superstizioni. Tu non sei mica il padrone di una "più giusta" visione del mondo, non sei padrone di niente, e non sei l'inespugnabile fortezza su cui gli eventi non hanno presa. Sei esposto all'aria come le altre bestie, e le tue parole sono quelle degli altri, emissioni di fiato.
Piuttosto, ascoltare bene gli altri: il suono delle voci che vengono all'orecchio, tutte queste emissioni di fiato che salgono verso il cielo.
 
Sono grata a Gianni Celati per aver scritto le parole che sto rubando ora, e molte altre.
Ieri hanno inaugurato una mostra fotografica in Sala Borsa, una di quelle che guarda alla Bassa bolognese, ai centri commerciali, alle villette geometrili, alla pianura. Celati avrebbe dovuto intervenire ma impegni non ben specificati l'hanno portato altrove, purtroppo. Mi sono fatta bastare le fotografie di Rhodri Jones e con loro il ricordo delle opere di Ghirri e delle narrazioni di Celati. Quel loro osservare. Aprire gli occhi, aprirli davvero, e al diavolo chi crede che qui non ci sia nulla da vedere. Vuol dire che non sapete farlo, non siete capaci di guardare. Vi serve andare chissà dove per provare sensazioni nuove. Non siete in grado di stupirvi. Non sapete soffermarvi. Sfiorate appena la superficie. Il mondo è immensamente profondo in ogni suo punto.

Scusatemi ancora.


7 dicembre 2010

Piccoli animali

I deboli non sopravvivono. I non adatti vengono selezionati. Io non capisco perchè sono ancora qui. Io che non c'entro nulla con tutto questo.
Ci sono piccoli animali che attraversano le strade col buio, piccoli animali che il terrore schiaccia sull'asfalto, la notte. Se sei un piccolo animale nemmeno fuggi. Stai. Investito dalla luce, dal rumore e dalla tua stessa paura, che scopri essere più pesante di qualunque pneumatico, alla fine.
E se sei un piccolo animale rannicchiato su quella strada da un'infinità di tempo inizi a chiedertelo, come fai a essere ancora lì.
Adesso per il piccolo animale è il sopravvivere la prospettiva più spaventosa.
Forse perché
non le piace la gente
o quella festa che ha dentro di sé
quando vorrebbe la tranquillità, il niente

4 dicembre 2010

Fenomenologia dell'impatto

Gli oggetti, in giornate come questa, non servono. Stanno lì unicamente per essere afferrati e lanciati contro al muro. Le mele raccolte nel cesto sulla tavola, scagliarle una a una con tutta la forza possibile per vedere il modo in cui si spaccano sulla parete. La tazza piena di tisana bollente, gettare anche quella. E a seguire tovaglia di plastica, sedie impagliate, barattolo del sale, dello zucchero, coltelli, cassetti, frullatore, piatti, coperchi, scatolette, TV, orologio, verdure, bottiglie, presine, tostapane.
Osservare attentamente la sorte di ogni cosa nel momento dell'impatto, studiarne i resti. Ti sembra di capire qualcosa di nuovo?
Poi prendere e lanciare anche me.
Non lo so se mi ammacco o vado in frantumi, se mi spezzo, mi sbriciolo, mi apro, mi svuoto, mi schiaccio, o se mi scheggio, mi graffio, rimbalzo. Non lo so. Magari non mi accade nulla.
Che giornata patetica.

My mind feels like glass ready to be smashed

Smog, It's Rough


uno che

uno che quando lo leggi ha il dono di farti sentire che vorresti essere suo amico e che anche se non lo conosci senti che gli vuoi bene lo stesso

Questo è Wallace. Io cercavo di spiegare cosa provo di fronte ai suoi libri e ieri Chinaski pubblica un post (vedi link a lato per il suo blog) in cui compaiono due righe che sono la traduzione esatta della roba che mi ronza in testa. 

uno che quando lo leggi ha il dono di farti sentire che vorresti essere suo amico e che anche se non lo conosci senti che gli vuoi bene lo stesso

E questo è anche Chinaski.

Dovrei smetterla di innamorarmi dei morti e degli sconosciuti.

3 dicembre 2010

Magiche sparizioni

Credo che l'azione congiunta di tempo e lontananza non generi tanto la dimenticanza quanto piuttosto l'estraneità. Ogni oggetto o persona reale, lo sappiamo, cambia di continuo, in maniera più o meno percettibile. Questo appunto il lascito del tempo. La lontananza invece fa sì che il mutamento avvenga senza che noi possiamo non dico parteciparvi, ma anche soltanto assistervi. Gradualmente ogni cellula lascia il posto a una nuova cellula, ogni capello a un nuovo capello, i pensieri a pensieri altri, tic paure abitudini diventano qualcosa di leggermente diverso. E saranno abitudini, paure, tic, pensieri, capelli, cellule che tu non avrai mai conosciuto.

Fino a quando la persona che persiste nel tuo ricordo non sarà semplicemente svanita dal mondo reale.
Sostituita pezzo per pezzo.
Un estraneo al suo posto.

1 dicembre 2010

Ettore

Decido di lavorare al mio video (per inciso mi mancano solo venti secondi ma non riesco a trovare un finale degno), apro il file, aspetto che si carichi il programma, e poi che si carichi il mio cervello, riguardo il lavoro fatto, medito, rifletto. Mi servono foto. Apro internet, digito, clicco e salta fuori questa


Ecco, questo è il genere di cose che non dovrei mai vedere. Le robe coi denti appuntiti mi terrorizzano, forchette a parte. No, dico sul serio, ora sembra che io sia tranquilla, ma dieci minuti fa quando quell'essere mi è apparso davanti ho avuto una paura matta. Ho alle spalle un'infinita serie di terrori generati da vampiri e affini. Inutile dire che ci metto un istante a chiudere la pagina, ma ormai l'ho visto. Dimenticarlo? Impossibile.
Inizio a rassegnarmi alla prospettiva degli incubi notturni quand'ecco l'idea.
Affrontare il mostro. Guardarlo dritto negli occhi, anzi nei denti. Dopo cinque minuti che li fissi quei cosi non sembrano poi così terribili.
Ho deciso anche di chiamarlo Ettore e di metterlo sul blog, così mi dovesse venire paura posso sempre dargli un'occhiata. Sento già che diventeremo ottimi amici. Vero Ettore?

GrrrrooooOoorrrglll

Canzoni per immaginarsi altrove

Ballerei tutta la notte sui tavoli, a piedi scalzi. Il deserto che diventa polvere sulla pelle.

Calexico, Minas de Cobre (for better metal)